| Dante Alighieri |
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| Lunedì 08 Settembre 2008 13:39 |
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LA VITA
Nel 1301, mentre il poeta si trovava a Roma per un' ambasceria, Carlo di Valois (1 novembre 1301) della casa Reale di Francia, conquistò Firenze dietro richiesta di Bonifazio e la consegnò ai Neri: furono pronunciate pesanti condanne nei confronti degli avversari sconfitti. Dante si trovava ancora fuori da Firenze, quando lo raggiunse l'accusa di baratteria, cioè esercizio fraudolento dei pubblici uffici. Gli vennero confiscati i beni e fu condannato a due anni di esilio e al pagamento di una forte ammenda; poiché non si presentò in città, venne condannato in contumacia all'esilio perpetuo e al rogo se fosse stato sorpreso in territorio fiorentino: dovette così abbandonare la moglie Gemma Donati, i tre figli e ogni cosa cara e fu costretto al suo doloroso vagabondaggio. In un primo momento cercò con un gruppo di altri Fiorentini banditi di tentare l'entrata con le armi ma poi uscì dal gruppo disgustato.
LE OPERE
La produzione letteraria di Dante appartiene per la maggior parte proprio agli anni dell'esilio. La "Divina Commedia", iniziata in esilio forse nel 1304, è il racconto in prima persona di un viaggio compiuto da Dante all'età di trentacinque anni nei tre regni dell'oltretomba cristiano. Le due guide principali del poeta in questo viaggio sono Virgilio (Inferno - Purgatorio) e Beatrice (Paradiso). Il poema si compone di tre cantiche, l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Ciascuna cantica comprende trentatré canti, a cui si deve aggiungere il primo canto dell'Inferno (che quindi ne ha trentaquattro), che funge da introduzione a tutta l'opera. I versi sono endecasillabi raggruppati in terzine a rima incatenata. Quest'opera rappresenta una summa di cultura, di valori etici ed estetici del Medio Evo. Attraverso una visione metaforica di un viaggio nell'oltretomba , il poeta esprime attraverso una sapiente e ricca regia compositiva motivi politici, storici, teologici e personali ( vedi la sua posizione nei confronti dell'amata e criticata Firenze). In questo viaggio verso la perfezione divina, Dante assume il compito di raccontare la sua esperienza al mondo con la speranza che questo ne tragga insegnamento. Tra le altre opere troviamo il già citato scritto giovanile, la "Vita Nova" (1292), composto di liriche alternate a brani in prosa che raccontano la storia d'amore di Dante per Beatrice e la morte di lei; nel "libello" (come lo chiama Dante) le vicende vissute sono interpretate simbolicamente, in chiave stilnovistica: Beatrice infatti viene descritta come creatura divina e angelica, strumento di elevazione dell'uomo verso Dio. Il "Convivio" (1306 circa) è un'esposizione enciclopedica del sapere medioevale, scritta in volgare e non in latino perché doveva rivolgersi a più persone possibile: misto di prosa e di versi, non fu completata e dei 15 trattati progettati solo 4 ne furono composti. Le "Rime"comprendono 54 liriche autentiche e 26 di attribuzione più incerta, composte da Dante durante tutto l'arco della sua vita e ordinate dopo la sua morte. I temi sono diversi e spaziano dal fantasioso e sognante ("Guido, i' vorrei che tu e Lapo e io"), al musicale ("Per una ghirlandetta"), dal passionale ("Così nel mio parlar"), al solenne ("Tre donne intorno al cor"). La diversità di temi, stile e periodo di composizione permette di seguire l'evoluzione del pensiero e della poetica di Dante. Rimase incompiuta anche una grandiosa opera in latino, il "De vulgari eloquentia", un trattato intorno all'origine e all'essenza del nostro linguaggio. Dante indica come modello ideale di lingua letteraria, o volgare illustre, una lingua che prenda i suoi termini da ogni dialetto, nessuno dei quali adatto di per sé all'uso letterario. Nel "De Monarchia" espone le sue convinzioni politiche sulla necessità di un impero universale, unico garante di giustizia e libertà. Affronta inoltre un problema molto dibattuto ai suoi tempi, cioè quello del rapporto tra le due supreme autorità: il papa e l'imperatore, le due grandi guide dell'umanità; essi hanno ricevuto direttamente da Dio la loro autorità e la devono esercitare in due sfere distinte, quella spirituale e quella temporale, per il conseguimento della felicità celeste e terrena. Importanti anche le Epistole, soprattutto le tre scritte per la venuta di Arrigo VII. Meno interessante il trattatello scientifico "Quaestio de aqua et terra"; interessanti anche due Ecloghe in latino dal tono malinconico e speranzoso indirizzate a Giovanni del Virgilio, umanista bolognese che lo aveva invitato nella sua città per ricevere l'alloro poetico. |
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